Scarichi in mare di idrocarburi e di altre sostanze
tossiche e nocive


Questa categoria di esternalità comprende il vasto insieme dei fenomeni di inquinamento dell’ambiente marino, dovuti alle attività umane terrestri e marittime. Secondo il Programma d’azione globale delle Nazioni Unite riguardante la protezione dell’ambiente marino, i mari possono essere inquinati da idrocarburi (emessi da una pluralità di fonti), da agenti patogeni (ad es. contenuti negli scarichi di acque fognarie), da sostanze chimiche tossiche o nutrienti associate soprattutto alle attività agricole (pesticidi, erbicidi, fertilizzanti, etc.), da sostanze radioattive, da metalli pesanti e –non ultimi- da quei ben noti rifiuti solidi di cui troviamo traccia sulle nostre spiagge.

Idrocarburi
Se ci si concentra sul problema dell’inquinamento marino da idrocarburi, la ben nota responsabilità del trasporto marittimo si affianca a quella assai meno nota –ma non meno rilevante- delle fonti di origine terrestre. Gli oli lubrificanti usati, e non correttamente riconsegnati agli enti competenti per un loro corretto recupero, finiscono spesso nelle fogne e nei corpi idrici, per poi raggiungere il mare. Un’altra importante fonte di inquinamento da idrocarburi, seppur difficile da monitorare e quantificare, è data dalle acque reflue piovane che, “pulendo” le strade dai sedimenti oleosi depositati sull’asfalto (oltre che ovviamente dalle altre sostanze ivi depositate), finiscono per portare parte di tali sostanze a mare. Rilasci di idrocarburi in mare possono derivare dalle attività industriali, dalle operazioni di carico-scarico o di lubrificazione effettuate in ambito portuale, dalle attività di estrazione petrolifera “offshore”, dalle attività operative delle petroliere di vecchia concezione (cisterne del carico usate come casse di zavorra), da operazioni illegali come lo scarico degli oli di sentina, oltre che dagli eventi accidentali che coinvolgono petroliere o altre categorie di navi (in relazione ai notevoli quantitativi di combustibile necessario per la propulsione navale). Anche l’inquinamento atmosferico da idrocarburi incombusti (tipico dell’industria e dei trasporti, ivi compresi quelli marittimi) può contribuire, per precipitazione, a deteriorare la qualità dell’ambiente marino. Inoltre, una quota dell’inquinamento marino da idrocarburi ha origini naturali: per infiltrazione dal fondo degli oceani e per erosione delle rocce sedimentarie.


Il rilascio (accidentale od “operativo”) in mare di sostanze petrolifere può comportare effetti rilevanti sotto il profilo dei costi esterni, in funzione non solo dell’unicità degli ecosistemi danneggiati (e dei costi di una loro messa in pristino) e del valore delle attività economiche danneggiate in mare e a costa (pesca, itticoltura, infrastrutture balneari e di altro genere, turismo e commercio, etc.), ma anche di “fattori primari” riguardanti la fonte inquinante che è importante innanzitutto conoscere per potere gestire l’evoluzione del fenomeno e prevenire i relativi danni. I fattori di tipo primario sono dati dalle caratteristiche chimico-fisiche dell’idrocarburo (peso specifico, viscosità, etc), la quantità dispersa in acqua, la distanza di rilascio del materiale dalla costa, le condizioni del tempo e del mare, la temperatura dell'acqua, le correnti marine, la tempestività ed intensità degli interventi di limitazione del danno, ecc. La letteratura scientifica riporta che dopo uno sversamento di petrolio in mare si verificano immediatamente significativi cambiamenti nelle proprietà chimico-fisiche del greggio, con un’evaporazione in atmosfera che può arrivare al 70-80% della quantità sversata. Nella maggior parte dei casi, l’evoluzione del fenomeno inquinante avviene in un periodo di tempo sufficiente per consentire alle forze di pronto intervento di intervenire e gestire l’evento dannoso. In taluni casi, tristemente noti all’opinione pubblica, l’evento può comportare la generazione di effetti ambientali rilevanti.

Un primo effetto che si verifica riguarda l'invischiamento degli organismi marini, che perdono le capacità di locomozione e di contatto con l'ambiente esterno. Successivamente si verificano gli effetti tossici dei componenti del petrolio; essi provocano innanzitutto la morte di stadi giovanili di vita planctonica, rappresentati da uova e larve di pesci, crostacei, molluschi, coralli ecc. E’ sufficiente una concentrazione inferiore a 1 mg/l perché vengano danneggiate le larve ittiche ed in particolare modo il plancton. Dalle ricerche sinora effettuate appare certo che anche la frazione idrosolubile del petrolio esplica un'azione tossica, compromettendo alcuni processi fisiologici fondamentali quali la riproduzione, l'accrescimento e la chemioricezione. In particolare gli effetti negativi che riguardano la riproduzione ed i primi stadi di sviluppo sono probabilmente i più significativi per l'ecosistema.

Senza alcuna pretesa di esaustività e solo a titolo illustrativo, possiamo così riepilogare i principali effetti dell’inquinamento petrolifero:


Effetti sull'economia locale
  • contaminazione di infrastrutture (porti, moli, etc.), con relativo impedimento di attività
  • contaminazione di zone deputate alla balneazione o alla fruizione (spiagge, scogliere)
  • effetti sulla pesca e sulle coltivazioni ittiche
  • effetti sulle attività turistiche e sul commercio locale
Effetti sulla fauna
  • mortalità di organismi ed uccelli marini (cormorani, gabbiani ecc.)
  • contaminazione di molluschi ed altre specie che vivono nei sedimenti
  • accumulo di sostanze tossiche nei tessuti, trasmissione nella catena alimentare
  • riduzione di popolazione ed estinzione di specie di crostacei
  • riduzione di popolazioni di pesci
Effetti sulla flora
  • danni ad alghe e licheni
  • danni a popolazioni di coralli
  • riduzione di alcune specie e proliferazione di altre
Effetti via atmosfera
  • Effetti sanitari acuti associati alle emissioni di NOx, SO2, COV, idrocarburi aromatici, PCB e altri
  • Danni all’agricoltura per concentrazioni particolarmente elevate o per piogge da nubi tossiche
  • Emissioni di gas serra

La valutazione dei costi esterni degli sversamenti accidentali di idrocarburi si basa sull’analisi di casi specifici. Essa richiede lo svolgimento di un’intensa ed estesa attività di ricerca sui sentieri d’impatto sopraindicati. Nei casi in cui il ripristino della situazione ex ante sia fattibile, la valutazione si basa sui costi delle azioni di ripascimento e risanamento ambientale; essa deve essere integrata con le stime del danno intercorso e di quello che non è stato possibile ripristinare, adoperando specifiche metodologie basate sulla disponibilità a pagare per evitare il danno.

Per la complessità e specificità dei sentieri d’impatto analizzati, il danno in ambiente marino costituisce una delle frontiere dell’analisi dei costi esterni.

© 2006 - Andrea Molocchi