Incidenti

La categoria dei costi esterni degli incidenti comprende un vasto insieme di casi diversi, a seconda delle tecnologie e dei settori di riferimento (incidenti industriali con rischi rilevanti, incidenti sul lavoro o “professionali”, incidenti per uso di mezzi di trasporto, etc.). Anche nel settore dei trasporti, uno dei più studiati, si presenta una certa varietà di sentieri d’impatto, alcuni dei quali ancora poco esaminati:
  • effetti sanitari degli incidenti
  • effetti ambientali e sanitari degli incidenti nel trasporto terrestre di sostanze pericolose
  • effetti per l’ambiente marino e costiero associati agli incidenti nel trasporto marittimo
In passato la valutazione dei costi esterni degli incidenti era considerata fra le più consensuali. Tuttavia, l’affinamento dell’analisi teorica ha evidenziato carenze non solo delle metodologie tradizionalmente applicate ma anche nella rilevazione statistica sulle catene di conseguenze (sanitarie, economiche e ambientali) degli incidenti, il cui superamento necessita di ulteriore ricerca e di un’azione coordinata di prevenzione. A ciò si aggiungono le difficoltà derivanti dall’assunzione di un approccio probabilistico, necessario per il calcolo dei rischi -e non solo degli impatti- generati da chi esercita l’attività.

Nel caso dei trasporti su strada, l’applicazione della definizione di costo esterno comporta l’assunzione di una corretta definizione delle voci di costo e dei relativi “sentieri di rischio” da considerare. Se, da un lato, vanno riconosciuti i costi sostenuti dall’utilizzatore del veicolo per la prevenzione/indennizzo dei rischi (ad es. i premi assicurativi), occorre tuttavia superare l’approccio limitativo del club degli utenti, in base al quale gli effetti dell’incidentalità dei trasporti sarebbero interamente assorbiti dagli utilizzatori del mezzo di trasporto (quindi non ci sarebbero “costi esterni”), un approccio che –per dirla con parole povere- non arreca giustizia non solo ai medici che li curano ma anche al dolore delle mamme, dei parenti e degli amici indotto dalle traumatiche conseguenze degli incidenti. Ciascun utilizzatore di un veicolo di trasporto vive in una rete di relazioni sociali e ha una percezione inevitabilmente limitata del rischio che corre (che si riduce a livelli ancor più bassi quando ad es. guida “alticcio” o si mette alla guida nonostante le condizioni di cattivo tempo): la disponibilità individuale a pagare per evitare i rischi dell’incidentalità riflette inevitabilmente questa condizione di complessità “esistenziale”, ben diversa da quell’individualismo egoistico e onniscente che caratterizza la teoria del club degli utenti.

© 2006 - Andrea Molocchi