Trasporti marittimi

Anche se i costi esterni del trasporto delle merci via mare rispetto alle modalità di trasporto su strada sono relativamente più contenuti, vi sono alcune categorie di esternalità che suscitano crescenti preoccupazioni. In particolare, l’andamento delle emissioni del trasporto marittimo sta assumendo un ruolo di sempre maggiore rilievo nel confronto con le emissioni dei settori terrestri. Solo nel 2005 è entrata in vigore la prima normativa internazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico delle navi (Annesso VI alla convenzione Marpol) ed è stata emanata una direttiva europea per la riduzione del tenore di zolfo del combustibile marino (2005/33/CE). Nonostante questi provvedimenti, si stima che nell’UE25 le emissioni prodotte dalla navigazione supereranno quelle derivanti da fonti terrestri nel 2017 per la SO2 e nel 2020 per gli NOx (nel 2005 esso è del 45% e del 43% circa). Ciò è dovuto non solo alla crescita tendenziale delle emissioni marittime (3,5% l’anno), ma anche alla riduzione delle emissioni nei settori terrestri sotto la spinta della legislazione UE. La politica comunitaria prospetta per il prossimo decennio ulteriori interventi ambientali nel settore marittimo.

Le principali categorie di esternalità del trasporto marittimo sono quelle associate a:

Emissioni in atmosfera: emissioni in atmosfera di sostanze nocive per l’uomo o dannose per l’ambiente, normalmente derivanti dalla combustione dei motori delle navi ma eventualmente anche associate a perdite da attrezzature o a evaporazione del prodotto trasportato (emissioni evaporative). Tali emissioni sono normalmente distinte in emissioni con effetti su scala globale (CO2 e altri gas ad effetto serra) ed emissioni con effetti su scala locale e regionale (le principali sono CO, NOx, COVNM, SO2 e PM10).

Incidenti: danni associati agli eventi accidentali (collisione, incendio, arenamento, esplosione, errore umano non associato a tali cause) occorsi ai mezzi navali o a specifiche attrezzature a bordo. Rientrano in due tipi principali, entrambi associati all’evento accidentale: i danni diretti alla persona (equipaggio e passeggeri) e i danni da inquinamento dei vari ricettori ambientali. Questi ultimi, a loro volta, possono essere distinti in danni associati al rilascio accidentale di sostanze inquinanti in atmosfera (fughe di gas tossico-nocivi, incendi a carichi pericolosi, etc.) e in quelli agli ecosistemi marini e litoranei, talvolta dovuti agli sversamenti di idrocarburi trasportati (petroliere) o di combustibile (qualsiasi nave).

Scarichi in mare di tipo operativo (non accidentali) di sostanze liquide o solide inquinanti o dannose per l’ambiente: scarichi di acque nere e grigie che, se scaricate in prossimità di aree balenabili o di riserve marine, possono risultare dannose per la salute umana e/o per gli ecosistemi marini; scarichi di acque con residui oleosi da separatore di sentina; scarichi di acque di lavaggio delle stive del carico; scarico a mare di rifiuti solidi o liquidi prodotti a bordo; rilascio delle acque di zavorra contenenti specie animali o vegetali e forme batteriche nocive per la salute umana e per l’habitat di destinazione.

Rifiuti: talune categorie di servizio marittimo possono generare ingenti quantità di rifiuti solidi (ad es. crociere) che, anche se correttamente raccolti e consegnati a terra, generano esternalità associate al ciclo di smaltimento e trattamento dei rifiuti

Vernici applicate allo scafo: esternalità dovute al rilascio di sostanze tossiche per gli ecosistemi contenute nelle vernici antivegetative applicate allo scafo.

© 2006 - Andrea Molocchi